“Se ho visto oltre, è perché sono salito sulle spalle dei Giganti” scriveva Isaac Newton a Robert Hooke nel 1676, rifacendosi ad una espressione simile risalente a Bernardo di Chartres. Cosi per capire la complessità del quadro attuale cerchiamo di andare al di là delle semplicistiche posizioni spesso visibili negli interventi dei politici, ancorati ai benefici di breve termine, ma guardiamo oltre.
Questo perchè chi legge i nostri articoli non porta con sè una tessera elettorale – benchè importante – ma spesso anche aziende, ampi interessi economici, posti di lavoro, famiglie e una fetta dei destini di tutti noi.
In un intervento di grande lucidità e profondità tenuto all’Università di Coimbra, Mario Draghi ha delineato un’analisi articolata dello stato attuale dell’Unione Europea e delle sue prospettive. Il suo discorso si è sviluppato lungo sei direttrici principali, offrendo una diagnosi impietosa ma costruttiva dei limiti strutturali dell’Europa e indicando una via concreta per rilanciare crescita, autonomia e coesione. Riteniamo che sia utile anche per imprenditori e manager che sul successo del continente europeo puntano le proprie aziende. Ecco perché cerchiamo di offrire una sintesi rielaborata, coerente e per steps dei contenuti principali.
1. Un mondo che cambia: la vulnerabilità esterna dell’Europa
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Draghi ha aperto il suo intervento sottolineando la trasformazione del contesto geopolitico ed economico internazionale. L’ordine multilaterale, fondamento della stabilità commerciale globale, è oggi in crisi. Le azioni unilaterali degli Stati Uniti e la crescente delegittimazione del WTO hanno minato le regole comuni, rendendo difficile un ritorno alla normalità.
Questa instabilità pesa in modo particolare sull’Unione Europea, un’economia fortemente integrata nei flussi globali: quasi un quinto del valore aggiunto e il 15% dell’occupazione dipendono dalle esportazioni. L’esposizione dell’UE agli shock esterni è notevole, in particolare rispetto agli Stati Uniti, che rappresentano il suo primo partner commerciale. Anche uno shock al PIL statunitense ha effetti più ampi e indiretti sull’Eurozona rispetto a quelli diretti.
Draghi ha messo in guardia contro la tentazione di credere che, dopo le tensioni con Washington, si possa tornare allo status quo: “Nuovi mercati non cresceranno abbastanza rapidamente da colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti”. L’incertezza, quindi, resterà un freno duraturo agli investimenti industriali europei.
2. Una strategia macroeconomica sbagliata
Nel secondo blocco del discorso, Draghi ha criticato severamente l’architettura macroeconomica europea post-crisi 2008, ritenendola responsabile di una crescita anemica e di una competitività deteriorata.
L’UE, nel tentativo di uscire dalla crisi del debito, ha adottato una politica fiscale restrittiva, con saldi strutturali positivi (+0,3% del PIL in media), a fronte del forte stimolo americano (-3,9%). Il principale sacrificato è stato l’investimento pubblico, rimasto depresso fino alla pandemia. Contestualmente, si è puntato sulla competitività esterna comprimendo salari reali, senza incentivare la produttività interna, che è cresciuta la metà rispetto a quella americana. Il risultato è un divario cumulativo del 27% dal 2000.
Draghi ha sottolineato come il mercato interno sia stato di fatto abbandonato come motore di crescita. Le barriere interne ai servizi sono rimaste alte, mentre sono diminuite quelle esterne, favorendo la concorrenza estera più della coesione interna. Le grandi aziende europee, di conseguenza, hanno registrato rendimenti sul capitale inferiori di 4 punti percentuali rispetto alle omologhe statunitensi dal 2015 al 2022. Il capitale, scoraggiato, ha cercato ritorni migliori altrove.
3. I settori strategici in crisi
Draghi ha poi offerto una diagnosi per comparti chiave: energia, tecnologia e difesa/spazio. Secondo l’ex presidente della BCE, l’Europa ha perso il suo modello di crescita in tutti e tre questi ambiti a partire dal 2020.
Sul fronte tecnologico, l’Europa è rimasta indietro nel cloud, nell’intelligenza artificiale, nel supercomputing e nella cybersecurity. Il mercato unico è frammentato, con oltre 270 regolatori digitali nazionali, e le startup incontrano ostacoli alla scalabilità. Le politiche di concorrenza sono obsolete e non considerano l’innovazione come criterio guida. Ne deriva un rischio crescente di dipendenza strategica da USA e Cina per la trasmissione sicura dei dati
Nel comparto della difesa e dello spazio, Draghi ha definito la situazione allarmante: l’Europa conta 1,4 milioni di militari suddivisi in 27 eserciti nazionali, senza comando unificato né strategie comuni. La deterrenza è affidata agli Stati Uniti, la cui protezione non è più garantita. In ambito spaziale, il principio del “ritorno geografico” ostacola l’efficienza e la competitività.
4. Costruire crescita dall'interno: una nuova strategia per l'EU
Per superare questi limiti, Draghi propone un nuovo quadro macroeconomico. L’Europa, afferma, deve smettere di affidarsi alla domanda esterna – soprattutto quella americana – e generare crescita internamente. Serve un piano integrato: maggiori investimenti pubblici, abbattimento delle barriere interne, e sviluppo del mercato unico.
Investimenti più alti stimolano la domanda interna e, combinati con un mercato unico funzionante, accrescono la produttività, la redditività del capitale e l’attrattività per investimenti privati. Di conseguenza, aumentano salari e consumi.
Il problema è la finanza: molti stati membri non hanno margine fiscale sufficiente per sostenere da soli la transizione. Draghi propone quindi una misura chiave: l’emissione di debito comune europeo, sul modello di Next Generation EU. Il debito europeo può finanziare spese strategiche comuni, come la difesa, e creare un “safe asset” per i mercati finanziari dell’UE. Sarebbe la base per un vero mercato dei capitali europeo, più profondo e liquido.
5. Le azioni concrete nei settori strategici
Draghi ha poi dettagliato un’agenda operativa per rilanciare i settori strategici europei. Per l’energia, propone un piano massiccio di investimenti in reti e interconnettori, la riforma del mercato elettrico per separare gas e rinnovabili, e l’utilizzo neutrale di tutte le fonti pulite. Servono anche indagini indipendenti sui meccanismi dei mercati energetici.
Sul fronte tecnologico, suggerisce una strategia industriale europea che concentri le risorse su nodi critici (cloud, HPC, cybersecurity, reti 5G/6G) e preveda un “cloud europeo strategico” per la sovranità digitale. Il superamento della frammentazione e una regolazione più favorevole all’innovazione sono condizioni essenziali.
Per la difesa, Draghi invoca il consolidamento dell’industria, interoperabilità tra gli eserciti, e investimenti nel cyberspazio europeo. In ambito spaziale, propone un ripensamento radicale della governance, abbandonando il ritorno geografico e coinvolgendo di più il settore privato.
6. Costruire una finestra storica irrepetibile
Draghi conclude il suo intervento con un richiamo alla storia: nei momenti di crisi, l’Europa ha saputo fare salti di integrazione. Tre condizioni sono necessarie: una crisi che riveli l’insostenibilità del sistema attuale, uno shock politico che mobiliti il cambiamento, e un piano d’azione pronto. Oggi, tutte e tre queste condizioni sono presenti: crisi energetica, tecnologica e militare; un’America che si ritira; e proposte concrete già sul tavolo.
“La storia non si ripete, ma spesso fa rima”, ha ricordato Draghi. È questo il momento per l’Europa di affermarsi come attore globale, rafforzando la propria autonomia strategica e costruendo ricchezza e sicurezza per i cittadini. Occorrono visione, coraggio e volontà politica. L’alternativa è l’irrilevanza.
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